Scavi archeologici 2004 Pontelandolfo(BN)
- Località Coste Chiavarine I° Campagna di Scavo
Un insediamento antico è stato riportato in luce in località Coste Chiavarine, nel territorio comunale di Pontelandolfo, lungo la strada comunale Lente Piana che collega a Cerreto Sannita.
- Il sito archeologico è stato oggetto di una prima campagna di scavi archeologici che si è svolta per tutto il mese di luglio, grazie all'intervento finanziario della Comunità Montana del Titerno che ha permesso di avviare lo studio preliminare e la prima analisi delle evidenze antiche ivi presenti.
- A seguito della tempestiva segnalazione di resti semiaffioranti di strutture e di stratigrafie di epoca romana, effettuata agli Enti competenti dalla locale sezione dell'Archeoloclub d'Italia, la Comunità Montana ha reso difatti disponibile lo stanziamento di un budget utile all'avvio delle indagini archeologiche, d'intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento e con l'Amministrazione Comunale di Pontelandolfo.
La presenza di un insediamento antico, evidenziato dalla consistente quantità di reperti ceramici emersi a seguito di alcuni lavori di sistemazione della viabilità rurale nella zona di Coste Chiavarine, ha costituito in tal senso il presupposto di una proficua collaborazione tra gli Enti preposti alla tutela, alla valorizzazione ed allo sviluppo del territorio comunitario del Titerno, che ha condotto ad alcuni importanti risultati tanto sotto il profilo scientifico, quanto sotto quello istituzionale.
- L'azione congiunta di Comunità Montana, Soprintendenza Archeologica, Amministrazione Comunale ed Archeoclub ha dimostrato in sostanza che anche in questo territorio è possibile una rivalutazione della "risorsa archeologica" ed un rinnovato approccio con "l'antico", che devono essere connotati come nuove opportunità di accrescimento culturale, di aggregazione sociale e non ultimo, naturalmente, di sviluppo e di riqualificazione di alcune specifiche aree paesaggistiche.
- Le indagini archeologiche si sono svolte sotto la direzione scientifica della dottoressa G. Bisogno e della dottoressa L. Tomay della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento, e sono state condotte dall'Archeoclub - Sezione di Pontelandolfo con il coordinamento degli archeologi della società Astra di Roma, nell'ambito di un'iniziativa che ha assunto anche un carattere formativo dei Soci volontari, molti dei quali per la prima volta impegnati direttamente nella messa in luce di un sito archeologico del loro territorio.
Le quattro settimane di scavo hanno portato così all'esposizione di un'estesa porzione dell'insediamento rurale che in antico occupava l'ampio versante in declivo, affacciato ad ovest sul corso del fiume Alente. Nel corso delle indagini sono stati inoltre raccolti i primi elementi utili alla ricostruzione della storia successiva all'abbandono ed alla destrutturazione dell'insediamento, caratterizzata da sporadiche frequentazioni evidentemente legate alla viabilità nel tempo ancora funzionale ed alle presenze archeologiche attestate nell'immediato comprensorio. Il saggio di scavo ha interessato un'area di circa 250 metri quadrati, limitrofa alla strada sterrata che dalla rotabile comunale Lente Piana sale fin oltre le Coste Chiavarine, forse ripercorrendo in parte un più antico percorso viario. Gli ambienti che sono stati posti in luce quest'anno sembrano riferibili in sostanza ad un insediamento rustico costruito in età imperiale romana sul versante in declivo che dalla sommità delle Coste Chiavarine scende verso il fondo valle oggi attraversato dalla strada comunale di Lente Piana . Si tratta di circa dieci vani delimitati da strutture murarie in scapoli di calcare legati con malta di calce, notevolmente ridotte nella loro altezza originaria, ma sufficientemente utili alla definizione di una planimetria parziale dei resti archeologici. Dall'orientamento dei muri si coglie in effetti una sistemazione a livelli progressivamente digradanti verso valle, scanditi da strutture di contenimento e terrazzamento, adottate dai "colonizzatori" di questo versante collinare per regolarizzare il naturale dislivello ed anche per stabilizzare il substrato geologico argilloso sul quale le costruzioni vennero impostate. Partendo dall'alto, si distinguono due primi livelli, a loro volta divisi in più ambienti da muri intermedi, che in una breve distanza conducono ad uno spazio più particolare come planimetria attualmente visibile, nel quale si può probabilmente riconoscere un piccolo cortile perimetrato da un corridoio a tre bracci. Più a valle di quest'ultimo, la semplice rimozione della coltre vegetativa erbosa ha messo in luce i resti di un vano caratterizzato da una pavimentazione in lastre di calcare, parzialmente affiorante dal crollo del muro perimetrale nord-occidentale.
- In sostanza, sembra che in tali emergenze si possano riconoscere, sebbene in via del tutto preliminare, alcuni ambienti di servizio, di lavorazione, di conservazione, etc., relativi ad una fattoria di età imperiale romana, il cui periodo di vita è al momento collocabile tra il I ed il II secolo d.C. in base ad alcuni reperti ceramici frammentari rinvenuti prima e durante gli scavi archeologici. Gli scavi futuri potranno far luce sulle cause dell'abbandono e della destrutturazione progressiva di questo insediamento, incentrandosi particolarmente sugli strati relativi ai crolli delle strutture e delle coperture degli antichi ambienti di vita.
Sebbene le indagini effettuate nel mese di luglio abbiano privilegiato evidentemente un'esposizione più ampia possibile della porzione di sito individuata, al fine soprattutto di comprendere la natura e la qualità dei resti sepolti ed il loro sviluppo areale, non si è fatta attendere l'opportunità di rinvenire due piccoli "tasselli" relativi proprio alle fasi successive all'abbandono dell'insediamento di età romana. La presenza di un semplice punto di bivacco con annesso focolare a terra, rinvenuto all'interno dell'ambiente adiacente il piccolo cortile della più antica fattoria romana, ed una sepoltura di età medioevale ricavata in un'altro vano già colmo dei precedenti crolli strutturali, testimoniano, difatti, le sporadiche frequentazioni che interessarono il sito semidiruto ancora nel corso delle epoche più recenti, evidentemente in connessione con la viabilità di questa parte del territorio antico e con i siti insediativi posti nelle immediate vicinanze.
La ricostruzione della microstoria di questo insediamento antico e delle vicende che lo hanno interessato fino ai nostri giorni, fondamentali nel più ampio lavoro di studio e comprensione del territorio e, meglio ancora, del paesaggio antico delle diverse epoche, sembra dunque aver ricevuto un promettente avvio e potrà riservare scoperte archeologiche che, al di là del sensazionalismo temporaneo, possono rivestirsi di valori positivi di crescita sociale e culturale e di sviluppo compatibile del territorio comunitario del Titerno, aprendo la strada ad un rinnovato interesse per le risorse ambientali e storiche che le comunità civiche locali conservano nei rispettivi ambiti paesaggisitici e devono saper apprezzare, conoscere e utilizzare a pieno.